VIOLETA: EL COLOR DEL FEMINISMO

8 de marzo 2021

“A los hombres se les enseña disculparse por sus debilidades; a las mujeres, por sus capacidades”

Lois Wyse

¡Feliz día de las mujeres!

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Célula-flor cósmica, Claudia Bonollo

Extracto del libro Psicología y color, por Eva Heller

“El movimiento feminista comenzó con la lucha por el derecho de las mujeres al voto, por el derecho al suffrage, esto es, al sufragio; por eso se llamaron aquellas mujeres suffragettes, sufragistas. Esta lucha empezó hacía 1870 en Inglaterra, cuando estaban excluidos de este derecho los presos, los enfermos mentales recluidos en los manicomios, los asociales enviados a los correccionales y las mujeres, independientemente de su honradez, inteligencia o fortuna.

Las mujeres lucharon en toda Europa por el derecho al voto. En 1918, las sufragistas lograron su objetivo en Inglaterra. Un año más tarde, en 1919, se concedió este derecho en Alemania. En Francia tuvieron que esperar hasta 1944.

En 1908, la inglesa Emmeline Pethick-Laurence popularizó los tres colores del movimiento feminista: violeta, blanco y verde. Su explicación: “El violeta, color de los soberanos, simboliza la sangre real que corre por las venas de cada luchadora por el derecho al voto, simboliza su conciencia de la libertad y la dignidad. El blanco simboliza la honradez en la vida privada y en la vida política. Y el verde simboliza la esperanza en un nuevo comienzo.

Tenían que ser tres colores, pues desde la Revolución francesa las banderas tricolores eran el símbolo de todos los movimientos liberadores. Y sobre todo: tenían que ser colores que hubiera en el armario ropero de toda mujer y que no implicaran adquisiciones caras. Además los colores debían parecer cotidianos, pero reconocerse sin confusión posible como los colores del movimiento femenino: este efecto no se podía conseguir con un solo color.

Cada mujer tenía entonces una blusa blanca y una larga falda de algodón, blanca y guarnecida con encajes y pestañas. O una falda violeta, color muy popular en aquella época, especialmente en la ropa de invierno. Y el verde estaba siempre presente en el atuendo. En las manifestaciones, aquellas mujeres llevaban escarapelas en los tres colores – violeta, blanco y verde – y bandas del hombro a la cintura. Las sufragistas también llevaban sus colores a diario: trajes verdes con pestañas o ribetes violetas, plumas violetas o verdes prendidas en sombreros blancos y, cuando el movimiento llegó a su apogeo, zapatos y guantes con la combinación violeta-blanco-verde. Muchos hombres apoyaron a las sufragistas llevando ellos mismos sus colores en las cintas de sus sombreros y en sus corbatas. Las sufragistas se casaban con un ramo de flores moradas y blancas. Hoy suele ridiculizarse el hecho de que un movimiento feminista se identificase a través de la vestimenta, pero en aquel momento fue lo más adecuado: era la mejor manera de demostrar públicamente las muchas mujeres y los no pocos hombres que estaban en el movimiento.

Alrededor de 1970, el violeta volvió a ser popular como color del movimiento feminista. Los objetivos – hasta hoy inalcanzados -, eran: derecho de las mujeres al aborto y al mismo salario que los hombres. El signo internacional del movimiento era el símbolo femenino con un puño dentro. Las bragas lilas de 1980 marcaron el fin de lo que fue la moda feminista. La lucha por los derechos de la mujer duraron cincuenta años. A diferencia de las victorias bélicas, aquellas victoria hace tiempo que fue olvidada: El recuerdo sólo conserva una palabra: sufragista, usada de una forma despectiva.”

BREVE ITINERARIO EN EL VIOLETA – Tributo a las mujeres y a los hombres que las apoyan- Claudia Bonollo

alas moradas (work in progress), Claudia Bonollo
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instalación morada (detalle) – Claudia Bonollo para Monamour Natural Design
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jardín digital con flores violetas – dedicado a todas las mujeres – Claudia Bonollo
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sole viola – Claudia Bonollo
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Espacio sensible morado – serie Narraciones Cromáticas – Claudia Bonollo

22º día en los tiempos del Coronavirus

LA VISIONE AZZURRA…

CLAUDIA BONOLLO

la visión azul /la visione azzurra

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«Mi sento bene. Il volo è regolare. La Terra è azzurra. Vedo le nuvole. È bellissimo!»
Jurij Gagarin

LA VISIONE AZZURRA

transizione12a diamante cilestrino – Claudia Bonollo

” Jung definì la visione azzurra avuta nel 1944 « l’esperienza più enorme » della sua vita. Ma ne descrive un’altra in una lettera scritta a Victor White dopo l’embolia cardiaca sofferta il mese precedente : « Ieri ho fatto un sogno meraviglioso : una stella azzurrina, simile a un diamante, in alto nel cielo, che si specchiava in un tranquillo laghetto rotondo : cielo sopra, cielo sotto. L’imago dei nell’oscurità della terra, ecco cosa sono. Il sogno mi è stato di grande consolazione. Non sono più un mare oscuro e infinito di miseria e di dolore…». […] Ciò che permette di trascendere l’infelicità è la visione della trascendenza stessa. Il diamante azzurrato (Jung), il fiore azzurro…

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ASCENSIONE CROMATICA

UNDULNA.

AI piedi ho quattro ali d’alcèdine,
ne ho due per mallèolo, azzurre
e verdi, che per la salsèdine
curvi sanno errori dedurre.

G. D’Annunzio
Gaston Bachelard riconosce chel’immaginazione è la manifestazione più autentica, elevata ed evoluta della creatività:
“L’uomo”, afferma, “è un essere pieno d’immaginazione”.
Egli distingue tale facoltà dalla fantasia. Anche Jung aveva compreso che la fantasia è pura irrealtà, un fantasma, una fugace impressione; l’immaginazione invece è creazione attiva e finalizzata ad uno scopo che si mette in moto allentando la”sorveglianza” del pensare per concetti:
“Chiuso a sera il laboratorio, […] torna a casa e si siede davanti al fuoco, e li, la testa appoggiata alle mani, i gomiti puntati sulle ginocchia, nell’ ‘observation hypnotisée’ della fiamma, ritrova le antichissime valorizzazioni. […] incomincia, – ricomincia – a sognare; la sua coscienza, non è più controllata dalla ragione, scivola a recuperare le rêverie primitive della fiamma. Da sotto lo scienziato riemerge l’alchimista”.
Nell’abbandono al flusso di coscienza, la rêverie è un fenomeno troppo utile all’equilibrio: uno stato psichico in cui “il sognatore conosce il cogito nascente” come “varco che mette in comunicazione il mondo notturno con il modo diurno, la tenue fascia in cui i due mondi sfumano l’uno nell’altro […] l’alba della coscienza e del contatto con la realtà”. E’ questo il momento in cui si realizza “la dimensione più autentica dell’esercizio concreto dell’immaginazione”. La rêverie, dunque: una condizione dove “il materiale viene prodotto in uno stato di veglia della coscienza”. Se nel sogno è il mondo a sognare, solo nella rêverie chi sogna è veramente un sognatore.

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Ascensione I, Claudia Bonollo

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Ascensione II, Claudia Bonollo

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Ascensione III, Claudia Bonollo

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Ascensione IV, Claudia Bonollo

Dedicato a Rosy B.

” Ti cercherò nel paese dove non si muore mai là forse ti sei rifugiata. O alla foce dei fiumi dove regna l’immortale, là forse hai trovato riposo – in un tuffo di rondini ai mattini nelle strade sulle tracce dei segni che hai lasciato nelle stelle sulla più amata. Ti cercherò in tutti i cieli della terra nel mare – e là forse al passaggio più stretto là ti troverò “.

Carla Cantini, La strada della betulla, Chi ci ha preceduti ci darà le ali.

Buone Feste!

“Tu non attrai ciò che vuoi, attrai ciò che sei”
Dr. Wayne Dyer

“Gli dei ci creano tante sorprese: l’atteso non si compie, e all’inatteso un dio apre la via.“ Euripide, Baccanti

Stella forte che ignori l’assistenza
che la notte oscurandosi concede
alle altre stelle perché si rischiarino;
stella che già compiuta si dilegua

mentre s’inizia il viaggio delle costellazioni
per la notte che lenta si distende;
grande stella delle sacerdotesse
d’amore che d’interno fuoco ardendo,

raggiante fino all’ultimo e mai cenere
discende là dove discese il sole,
con il suo puro tramonto vincendo
mille albe in splendore.

Rainer Maria Rilke, Muzot, gennaio 1924

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le vie variopinte delle costellazioni, Claudia Bonollo

E un meraviglioso 2020, pieno di colore, di buone notizie e di sogni realizzati….

Claudia Bonollo

 

RINGRAZIAMENTI

CLAUDIA BONOLLO

La Ostia Autumn School è stata un’esperienza meravigliosa da tutti i punti di vista.

Ringrazio Luigi Prestinenza Puglisi, Giuliano Fausti, anima del Convegno e Marianna Vincenti, sempre straordinaria.

Una menzione speciale a tutto il favoloso staff dell’A.I.A.C. (Associazione Italiana Architettura e Critica) che ringrazio di cuore.

Una menzione speciale ai miei studenti: Paola Buselli, Vincenzo Castiglione, Margherita Villa, Davide Villari e Lorenzo Capone. E ai favolosi tutor del mio gruppo: Teresa Saper, l’architetto Giuliano Fausti,  Claudia Bonollo  (SAFABONO) e la super tutor Vicky Syriopoulou.

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alunniostiaschool proiezioni cromatiche sul gruppo

Grazie a questo incontro è nato un bel sodalizio formato da tre dame del colore: Teresa Sapey, Vicky Syriopoulou ed io.

damedelcolore Teresa, Claudia e Vicky: le tre Dame del Colore

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IMG_3751 Porto Marittimo di Ostia

IMG_3773 Premiazione con Aldo Cibic e Luisi Prestinenza Puglisi

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IL COLORE

IL COLORE di Claudia Bonollo

“Io stesso mi sforzo di ascoltare i colori cosí
come ascoltole pietre o i cieli di Venezia:
come rapporti tra  ondulazioni, vibrazioni…
svincolati da ogni laccio simbolico”
Luigi Nono

 

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Metabiologia azzurra e arancione, Claudia Bonollo

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Come dice Michel Pastoureau, nel suo prodigioso saggio intitolato “il piccolo libro dei colori”: “ i colori la dicono lunga sulle nostre ambivalenze. Sono dei formidabili rivelatori della nostra mentalità. Vedremo come la religione li abbia posti sotto il suo controllo, cosí come ha fatto con l’amore e la vita privata. Come la scienza abbia detto la sua, sopravanzando la filosofia: onda o corpuscolo? luce o materia? Come anche la política se ne sia impadronita: i rossi e gli azzurri non sono stati sempre quelli che conosciamo… Tutto è retto da un codice non scritto di cui i colori detengono il segreto”.

Il colore, benché poco amato dai filosofi e gli storici, che lo hanno sempre relegato a un secondo piano preferendogli il segno e la linea e il disegno-progetto, è sempre stato uno degli strumenti conoscitivi fondamentali per l’artista, che se ne è servito per orientarsi, per proiettarsi in altre dimensioni, da quella trascendente della dimensione astratta bizantino-medievale alla biologica romantica, fino alle ipotesi multidimensionali e sorprendenti formulate dalla fisica quantistica. Dalle infinite iconografie e dai differenti modi di colorare il mondo, è possibile ripercorrere una storia parallela di metamorfosi della società e ricostruire l’evoluzione delle metafore sul destino dell’uomo.

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Il giallo digestivo, Claudia Bonollo

Il colore è un elemento fondamentale del mio lavoro e delle mie ricerche.

Non solo o non tanto il colore pigmento o materia, lo strato cromatico che imbellisce le cose, ma il colore-luce, il colore come elemento primario della visione e della metamorfosi, il colore che rende visibili le cose che ancora non lo sono, il colore soglia sospeso fra mondi diversi e apparentemente inconciliabili, il colore inclassificabile, inapprensibile, impossibile da catalogare.

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Movimenti rossi e verdi, Claudia Bonollo

Il colore come generatore di spazi e come anatomia dello spirito.

Data la complessità e l’ambivalenza dei colori, ho pensato di trattare il colore come un racconto mitico e una narrazione aperta. Tra le pieghe della complessa storia di un colore, anche i silenzi e i vuoti acquistano un senso nuovo.

Le letture di James Hillman e Henry Corbin mi hanno consentito di recuperare una filosofia del cuore, per entrambi sede della vera imaginatio o himma (capacità retorica immaginativa) che comprende l’azione di meditare, immaginare, progettare, desiderare ardentemente: detto in altre parole, di avere qualcosa nel thymos, che rappresenta simbolicamente la forza vitale, l’anima, il cuore, l’intenzione, il pensiero, il desiderio.

Lo studio di testi legati alle visioni del mondo iraniano, Ib’n Arabi, Sohravardi e soprattutto a Najmoddin Kobrâ, un mistico dell’XI secolo, hanno contribuito a un lavoro artistico ancora più attento ai fenomeni della luce e del colore.

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Il rosso possibile, Claudia Bonollo – dedicato a Carla Bonollo

Il mundus imaginalis a cui si fa riferimento è l’intermundi descritto dagli studi di Henry Corbin. Si tratta di un mondo intermedio, sospeso tra il celeste e il terreno, in cui tutte le trasfigurazioni sono possibili, le rappresentazioni diventano ierofanie, manifestazioni del sacro. L’immaginario può essere innocuo, l’immaginale non lo è mai.

L’arte gioca un ruolo fondamentale in questa trasformazione personale e non intendo l’arte egocentrica che esplora solo la visione narcisistica del dolore, che diventa pornografia della sofferenza, ma un’arte generosa e più empatica. Un’arte più sensibile e ricettiva, che sia nello stesso tempo, creatrice e creatura. Non può darsi senza la seconda persona, senza il tu, cioè senza l’immagine che gli dà da riflettere, perché è con i suoi stessi occhi e allo stesso tempo con gli occhi dell’altro, che può guardare se stessa. Sarà perché sono una donna, ma per me l’arte è una dimensione concava e ascoltante.

Nel mio attraversamento personale, che è sia teorico che pratico, il colore non è esclusivamente bidimensionale nè solo statico, non è solo una tonalità con cui dipingiamo pareti e superfici, o un piacevole ornamento o un elemento decorativo.

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Specchio azzurro, Claudia Bonollo

Condivide una delle qualità più interessanti della metamorfosi, quella di essere una mappa in fieri dalle infinite stratificazioni. Come il cielo, attraverso i movimenti dei venti e delle nuvole genera continuamente delle figure, così la luce-colore plasma lo spazio e gli conferisce una qualità particolare.

Il colore è anche suono, movimento, riverbero, frutto della contrazione/dilatazione della luce, il colore si fa suono è un’esperienza sinestesica totale. Possiede le stesse qualità che siamo abituati ad accordare all’architettura, possiamo anzi spingerci più oltre e affermare che il colore, nella sua essenza, è l’architettura stessa nella sua dimensione più fluida perché rappresenta la nostra cartografia dello spirito, il nostro vibrante paesaggio interiore.

Buona visione!

Claudia Bonollo

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Metabiologia rosa, Claudia Bonollo

 

METABIOLOGIE

Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre.

Salustio, Degli dèi e del mondo

 

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paisaje sináptico azul, cromático/sonoro, Claudia Bonollo, EL CUERPO IMAGINADO

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Cellule felici, serie “architetture sonore”, Claudia Bonollo 2019

INTERIOR LANDSCAPES – “ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE”, 2019

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“La cellula città”, serie Paesaggi cellulari, cortometraggio, Claudia Bonollo

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INTERIOR CHROMATIC LANDSCAPES, “OTIS”, Claudia Bonollo 2019

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INTERIOR CHROMATIC LANDSCAPES, “CELLS FLYING”, Claudia Bonollo 2019

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INTERIOR CHROMATIC LANDSCAPES, “BONES”, Claudia Bonollo 2019

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www.elcuerpoimaginado.com

COLORS AND THE CITY – Architects meet in Selinunte 2019

Ecco il video che riassume la terza giornata di “Architects meet in Selinunte”, un’esperienza unica creata dal critico di architettura Luigi Prestinenza Puglisi nel meraviglioso Parco di Selinunte.

Momenti di piacevolissimo confronto, libertà di espressione, passione, creatività, cultura e gioia nel vivere e comunicare l’architettura.

Grazie Luigi Prestinenza Puglisi per la grande opportunità che mi hai offerto, allo staff dell’organizzazione davvero efficiente e disponibile (fra tutte, ringrazio Giulia Mura, Giulia Fontana e Marianna Vincenti che sono state fondamentali e mi hanno appoggiato moltissimo) e a tutte le numerose persone che ho incontrato e con cui è stato possibile intavolare delle conversazioni indimenticabili.

E grazie al calore umano e alla bellezza straordinaria della Sicilia, la cornice di Selinunte è stato un personaggio fondamentale di questo meraviglioso evento.

Colors and the City – Il potere del colore e dell’arte – coordina il geniale Luigi Patitucci che ha introdotto il tema della conferenza con una brillante selezione di video sul colore e il design.

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Claudia Bonollo e Luigi Patitucci – foto di Giulia Fontana

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Claudia Bonollo, Luigi Patitucci e Luigi Prestinenza Puglisi – foto di Giulia Fontana

Alcune foto del mio intervento sulla mia personale interpretazione di “Interior Landscapes” con una selezione di lavori in cui il colore e i suoi numerosi significati diventano l’elemento generatore del progetto e delle visioni che lo anticipano.

I paesaggi biologici interiori vengono trasformati dal colore e plasmati da un rigoroso studio sull’immaginario.

Le textures naturali dei lavori più recenti danno al lavoro una matericità che fa da contrappunto alla ineffabile cromaticità atmosferica.

Il colore degli “spazi sensibili” diventa un’esperienza multisensoriale.

L’incontro con Luigi Patitucci è stato un altro regalo inaspettato. Lo ringrazio per l’introduzione, bellissima, che mi ha dedicato e per la sua traiettoria che ammiro. Finalmente qualcuno che è in grado di attraversare il colore in modo originale, brillante e non convenzionale.

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Claudia Bonollo, Luigi Patitucci e Luigi Prestinenza Puglisi – foto di Giulia Fontana

INTERIOR CHROMATIC LANDSCAPES, Claudia Bonollo

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PAESAGGIO SONORO BLU, Claudia Bonollo

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SINFONIA CROMATICA, giardino onirico e multisensoriale, Claudia Bonollo per Monamour Natural Design

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LA CELLULA-CITTÀ, CLAUDIA BONOLLO, frame del video 5:49

LA CELLULA-CITTÀ, CLAUDIA BONOLLO 5:49

(cellule della tiroide trasformate in paesaggi azzurri, turchesi e celesti)

video selezionato a Venezia, nella mostra “SOCIAL CITIES, SELF IDENTITIES, COMMON PLACES”, visibile durante la programmazione di cinema indipendente all’interno delle attività collaterali della Mostra del Cinema veneziana.

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“Architects meet in Selinunte” – Foto di gruppo – Fotografia di Santo Eduardo Di Miceli

Ringrazio fra tutti, Giovanna Cirino e suo marito Francesco, una coppia straordinaria, Ivana Laura Sorge, Franco Zagari, Michele Cannatà, Vito Cappiello, Flavio Mangione e tutte le belle persone che ho incontrato.

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INTERIOR CHROMATIC LANDSCAPES, Claudia Bonollo, 2019

He sido seleccionada en la exposición colectiva e itinerante “PROGETTI STESI” en el marco de las múltiples iniciativas culturales de “ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE“, un evento internacional creado por el crítico de arquitectura Luigi Prestinenza Puglisi y organizado por la Asociación Italiana de Arquitectura y Crítica AIAC  que tiene lugar cada año en el espléndido enclave siciliano.

En las ediciones anteriores han participado personas de la talla de Daniel Libeskind, Massimiliano Fuksas, Mario Bellini, Benedetta Tagliabue, William Alsop, Allies and Morrison, Odile Decq, Dominique Perrault, RCR arquitectes.

El tema de la exposición de este año y que se inaugurará el día 13 de junio de 2019, es INTERIOR LANDSCAPES.

Mi personal aportación consiste en un políptico que reúne toda mi trayectoria desde mis primeros pasos con el imaginario de la ciudad en el cine (título de mi final de carrera en arquitectura en Venecia), pasando por la investigaciones sobre las células, los espacios sensibles y cromáticos hasta las instalaciones de hoy en día.

En un collage vertical confluyen los paisajes interiores, los espacios sensibles, las biologías transformadas, las arquitecturas efímeras, las instalaciones orgánicas, los paisajes multisensoriales, las sinfonías cromáticas, mis cajas de luz, los jardines temáticos y oníricos, las catedrales naturales, las botánicas de otros mundos, las visiones sinéstesicas, las alegorías, los planetas, los espacios sentimentales, inmateriales, los espacios del arte, las eternas primaveras y las células en flor.

Esta constelación de micros proyectos representa una suerte de cromoterapia y acupuntura sensorial para salir de esta especie de anestesia emocional que nos rodea.

Se reivindica aquí el arte como herramienta de transformación sensorial de una realidad agobiante que parece no tener el valor de apostar por nuevas ideas. Es necesario, hoy más que nunca, recuperar la experiencia fundamental de nuestro sentir.”

(Claudia Bonollo, 2019)

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LE METAMORFOSI DEL VERDE: UN PROGETTO SISTERLY

Le metamorfosi del veRde

di Carla e Claudia Bonollo

Venezia, 7 Maggio 2014 

Oggi inauguriamo una nuova rubrica, conversazioni intorno al verde, un colore che sfugge facilmente a una semplice catalogazione, parto subito con la prima domanda: qual’è la prima visione che colleghi al verde, che tra l’altro in spagnolo contiene anche il verbo “ver”, vedere?

Il verde rappresenta il colore della metamorfosi per antonomasia. Se ripercorriamo tutti i vari stati della trasformazione nell’alchimia, dalla nigredo che ascende verso l’albedo e si realizza nella rubedo, troviamo uno stato intermedio: citrinitas o viriditas, il verde appunto. Sto anche pensando alla Tavola di Smeraldo di Ermete Trimegisto, il verde è il colore dell’alchimia da Marsilio Ficino a Heinrich Khunrath fino alla psicologia di Carl Gustav Jung. Nell’evocazione della Tabula Smaragdina, il verde è il colore auratico di una scienza che si saldava al neoplatonismo con una pietra come la serpentinite che abbiamo ammirato in tante architetture toscane di Brunelleschi e Alberti. Per me il verde è indissolubilmente legato alla geografia visionaria e alla visione interiore, e rappresenta l’attraversamento, il passaggio da una condizione intima all’altra, più elevata. Secondo la tradizione esoterica dell’Islam, la visione prende corpo nella terra celeste di Hurqalya, la montagna cosmica che circonda il mondo degli uomini, il luogo in cui Maometto, il sigillo di Allah, riceve dall’arcangelo Gabriele il dettato divino. Sono paesaggi sacri, evocatori di profumi e ierofanie olfattive, dove le presenze spirituali rispondono ai richiami sottili delle essenze. Metaforicamente, la Visio Smaragdina si traduce nel folgorante incontro di ogni cercatore con il proprio doppio divino. Una visione capace di parlare agli occhi come al cuore, alla mente come allo spirito. Penso anche al “sogno verde” di un alchimista padovano Bernardo Trevisano ricordato da Manlio Brusatin nel suo ultimo libro “Verde, storia di un colore”, “Il sogno verde, “veridico” e vero perché contiene verità”, è un sogno in un doppio sogno: nel sonno si sogna di assopirsi e di sognare, quasi un effetto di un’alchemica quintessenza, e si intraprende un viaggio in un Paese di Utopia che porterà a un risveglio né amaro né consolatorio. Il sogno verde ci conduce alla contemplazione in presenza di colori, pietre preziose e perle di un ordine superiore a quello naturale. Il colore meno sognato diventa il colore di un’attività sognante.

Miniatura da un Codice del Livre de la mutation de fortune 1420-1430
Miniatura da un Codice del Livre de la mutation de fortune 1420-1430

Sfogliando il dizionario della lingua italiana Zanichelli, da subito si capisce che è un colore che abbraccia universi contrastanti, al primo posto come colore vivo vitale, al secondo già si introduce il tema della sua essenza prematura, in nuce, un seme che deve crescere, “acerbo”, poi si passa all’immaturità di un colore sospeso, e infine al suo divenire indecente, osceno, e tornano in mente le bevitrici di assenzio con quegli sguardi infernali, o certe chimere mostruose. C’è un quadro che riassume tutti questi significati o è una missione impossibile?

Il verde è da un lato simbolo di speranza, fortuna, natura e libertà, dall’altro viene associato al veleno, al denaro, ai demoni e in epoca più recente ai marziani (di pelle o sangue verde, eredi dei rettili tanto temuti nell’antichità). L’ambivalenza dei suoi significati (del resto comune a tutti gli altri colori) e in parte la sua cattiva reputazione, derivano dalla sua associazione con il Diavolo in epoca tardo-medievale. Si evitava di indossarlo o di utilizzarlo negli stemmi per pura superstizione. Eppure in Egitto era stato il colore della giovinezza e della fecondità, nella Roma antica la statua della divinità della Speranza era verde e verdi erano le foglie che i primi cristiani avevano l’abitudine di posare sotto la testa dei defunti per propiziarne la Salvezza e Redenzione. Schubert lo temeva come una maledizione mentre Virginia Woolf lo adorava. Esiste un legame fra l’instabilità pigmentaria e la sua funzione simbolica? O i progressi della chimica dipendono dalle trasformazioni simboliche? Lo zolfo è verdastro, di un colore sgradevole come la bile, l’assenzio è verde, come molti dei verdi ricavati dall’arsenico e che finivano sulle carte da parati del XIX secolo, che si dice avvelenarono Napoleone in esilio. Brusatin nel suo capitolo sul Grande verde, ci ricorda che “nel Galateo di Monsignor della Casa, che non è un trattato di “buone maniere” ma insegna il modo in cui si possano condividere piacevolmente, pareri, opinioni e giudizi, i colori diventano allo stesso tempo l’abito e l’umore dell’interlocutore”. Collerici, sanguigni, flemmatici e malinconici possono essere temperati con il “sereno dominio” delle umane inclinazioni. I colori soavi del bianco e del verde ben si adattano al flemmatico ma anche al sanguigno a cui conviene accompagnare il rosso al verde. Venere/venerdì/verde diventano gli accordi cromatici della convenienza in termini di qualità, accanto alla verità dei sensi. Il verde, anticamente scelto per designare i giorni feriali, aspira sempre di più a un destino che diventa disegno. Per questa ragione, nel verde dei tavoli da gioco, “les jeux sont faits” il destino è segnato, così come nei campi sportivi, figli dei prati in cui avvenivano i duelli. Il verde diventa il colore del caso, della sorte, del rischio e della fatalità e anche il colore dei soldi. Essendo un colore così complesso e polisemantico, non so se sia possibile riassumere tutti i significati del verde in un solo quadro. Per quanto ne sappia, ci sono tante rappresentazioni come i suoi diversi significati. Forse è possibile individuare dei filoni legati ai suoi momenti di auge e declino. Sto pensando alle minuziose pitture botaniche degli amanuensi, alle varie rappresentazioni di san Giorgio e il Drago, alle creature ritorte e squamate delle vetrate ecclesiastiche, a Jan van Eyck “Ritratto dei coniugi Arnolfini”, a certe rappresentazioni misteriose e metafisiche di Giorgione e di Patinir, fino alle famose mele verdi di Cézanne. Ma l’immagine che trovo più affascinante è la pareidolia scelta da Roger Caillois, Diaspro del Madagascar in La scrittura delle pietre.

Roger Caillois, Diaspro del Madagascar in "La scrittura delle pietre" Torino, Marietti 1986
Roger Caillois, Diaspro del Madagascar in “La scrittura delle pietre” Torino, Marietti 1986

Il verde è anche collegato al tema della libertà, penso al semaforo verde, dove il verde si accende di una luce smeraldina che ti dice “vai, ora puoi andare, via libera”, e un altro viaggio può iniziare. Non è casuale che si è scelto il verde smeraldo?

I semafori, secondo Michel Pastoureau, sono il più evidente esempio di questo legame fra pratiche antiche e nuove forme della sensibilità. Fino al XVIII secolo, il verde non è stato mai pensato come il contrario del rosso. Il rosso aveva altri due contrari: il bianco (fin dalla preistoria) e il blu (dal XII-XIII secolo). È stata la teoria dei colori primari e dei colori complementari che si sviluppa fra il 1750 e il 1850, a spingere a pensare per la prima volta in Occidente, al verde come uno dei contrari del rosso, in quanto suo complementare. Essendo il rosso il colore del pericolo e del divieto, per analogia il verde si trasforma nel secolo XIX nel colore di ciò che è permesso, della via libera se non addirittura della libertà. Assistiamo quindi a una trasformazione radicale della dimensione simbolica del verde che passa da essere considerato il colore del disordine, della trasgressione, di tutto ciò che contravveniva e superava le regole naturali (epoca medievale), diventa grazie ai semafori, il colore dell’autorizzazione e anche della libertà. È anche il colore della luce verde smeraldo che l’uomo di luce della tradizione sufi vede dopo una lunga notte dell’anima.

È un colore anche politico, il verde, come scelta “alternativa”, e qui mi sembra un abbinamento curioso, un ritorno alla natura, il mondo naturale che è sempre esistito finché non lo distruggeremo del tutto, che però vuole rompere la tradizione ed essere ecologico. Che ne pensi?

Il capitello di una colonna greca, dice Vitruvio, che è il fusto di un albero, mantiene in alto un “cappello di piume” quel tanto di memoria verde di fragile bellezza – venustas– che sta accanto alla stabilità – firmitas. Verdi sono le originarie prerogative costruttive in cui la capanna rustica, origine dell’architettura classica del Mediterraneo, diventa con il tempo un ideale illuministico, dove l’uguaglianza sta al quadrato come la fraternità sta al rotondo, mentre la libertà ha ancora una forma poliedrica.

È paradossale come il colore ecologico per eccellenza, il verde, che ora si associa immediatamente alla natura, alla proiezione di un altrove mitico e protetto dalle minacce cosmiche, alla capanna ancestrale e materna erede della grotta, sia uno dei colori più difficili da riciclare e anche uno dei più tossici. L’associazione con la natura è relativamente recente, nel medioevo l’acqua e non la terra era verde e il verde, più che rimandare alla sua origine naturale rappresentava piuttosto la sua natura divina, eccezionale o extraterrestre e la missione di custodire o celare un mistero profondo. Il colore degli ecologisti, Grünen, proviene dal mondo nordico e pagano. In Francia diventa invece il colore della burocrazia, ricorda Pastoureau per diventare con il tempo il colore mediano e conciliatore in bilico fra due fazioni differenti. Oggi torna di moda, in modo alterno, prima di tutto come colore politico. Dall’immaginario verde nordeuropeo, irlandese e celtico, proviene il verde della Lega; ci sono poi i Verdi tedeschi ispirati da mitologie che si rifanno alle leggende del misterioso Cavaliere Verde di arturiana memoria.

È il colore scelto come garanzia del brand per rappresentare il nuovo valore massimo di bioetica ed è presente un po’ ovunque: dal settore agroalimentare ecologico e della salute al packaging, nelle insegne delle farmacie e negli ospedali, dove viene utilizzata massivamente la sua versione più asettica: per ambulatori, camici e pareti. I sondaggi lo identificano al secondo posto dopo il blu, quale colore preferito in Europa.

il raggio verde, Claudia Bonollo
Al-Khidr, figura del Corano, Miniatura Moghul, sec. XVIII
Al-Khidr, figura del Corano, Miniatura Moghul, sec. XVIII

Il chakra del cuore è verde, regola le nostre relazioni con gli altri, l’armonia, l’equilibrio e tutte le emozioni umane. Anahatasignifica “suono non colpito, non danneggiato”, ecco che allora entrano in gioco anche i suoni, le parole. “Verde, que yo te quiero verde”, diceva Lorca, come dargli torto?

Secondo Wittgenstein, il verde si spegne nel nero per risorgere nuovamente dal bianco. Benché sospeso tra positivo e negativo: invidia, avarizia, gelosia, da un lato; e calma, armonia, gioventù, simpatia, naturalezza, amicizia e fiducia dall’altro, il verde è diventato un colore messianico, dice Pastoureau, prova né è che il suo indicatore si sposti sempre più verso il lato positivo. Salverà il mondo, scrive lo studioso francese. Io sono d’accordo con lui, anche se per ragioni diverse. 

  •  CV di Carla Bonollo

Laureata in Lingue e Letterature Straniere a Venezia nel 1995. Nello stesso anno si trasferisce a Londra, dove vive e lavora fino al 2002. Rientra in Italia per seguire un MA in traduzione letteraria dall’inglese a Ca’ Foscari. Ha seguito diversi corsi e seminari di traduzione all’estero e in Italia. Ha tradotto testi nel campo dell’architettura e dell’arte, jingle televisivi, brevi racconti e poesie di autori canadesi. Ha pubblicato due auto-fiction in formato digitale e ha un blog letterario, dedicato alla narrativa, alla poesia, alla reinterpretazione dei classici. Ha partecipato alle CREATIVE INSOMNIA NIGHTS organizzate dall’Atelier Meta-morphic a Madrid. Nel 2013 ha inaugurato una nuova serie, Le Interviste Possibili, spazio creativo riservato al talento in qualsiasi forma si manifesti. In lavorazione un giallo. http://branoalcollo.wordpress.com

  • CV di Claudia Bonollo 

Colour consultant, artista, architetto e ricercatrice, realizza architetture visionarie che nascono da un colore o che cambiano di colore e spazi cellulari, biologici e sensibili che attivano negli spettatori vari stati di benessere. Lauree all’Università Internazionale dell’arte e allo IUAV a Venezia (110/lode). Seminari con Peter Cook (Londra e Berlino) e Bruno Munari (Laboratori Liberatori). Dottorato alla ETSAM di Madrid, dove ottiene il titolo di ricercatrice. Nel 2002 inizia una nuova tappa professionale che prevede collaborazioni con professionisti, studi di architettura, enti e associazioni internazionali e anche psicologi e terapeuti. Fondatrice dell’ Atelier Meta-morphic oggi Atelier Cromatico, piattaforma culturale internazionale per l’arte la cultura e la ricerca, è l’ideatrice del progetto CREATIVE INSOMNIA, le prime notti multidisciplinari sul colore.

visio_smaragdina, installazione, Claudia Bonollo
visio smaragdina, installazione, Claudia Bonollo

                                       

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