LA HABITACIÓN CUÁNTICA: LA TERAPIA COMO ARTE

DEL 15 DE SEPTIEMBRE a las 7 PM AL 13 DE NOVIEMBRE, 2016
Horario:
Miércoles, jueves, viernes, sábados y Domingos de 11:00 a 15:00 y de 17:00 a 21:00.
*Los horarios de la librería son los mismos que los del Centro de Artes.
Lunes, martes y miércoles, cerrado
La Neomudéjar
C/ Antonio de Nebrija sn (Metro Atocha)

CLAUDIA BONOLLO

lahabitacion-fbLA HABITACIÓN CUÁNTICA: LA TERAPIA COMO ARTE, Claudia Bonollo

img_2234LA HABITACIÓN CUÁNTICA; Claudia Bonollo

en “Cruces y convergencias”, Vídeos de Autor, exposición colectiva comisariada  por Cecilia Canal Martínez

DEL 15 DE SEPTIEMBRE a las 7 PM AL 13 DE NOVIEMBRE, 2016
Horario:
Miércoles, jueves, viernes, sábados y Domingos de 11:00 a 15:00 y de 17:00 a 21:00.
*Los horarios de la librería son los mismos que los del Centro de Artes.
Lunes, martes y miércoles, cerrado

La Neomudéjar
C/ Antonio de Nebrija sn (Metro Atocha)

Los colores nos incitan a filosofar… Wittgenstein

El color es un elemento fundamental del trabajo artístico y de las investigaciones de Claudia Bonollo. No sólo el color pigmento o materia, el matiz cromático que embellece las cosas, sino el color-luz, el color como elemento primario de la visión y de la metamorfosis, el color que otorga visibilidad a las cosas que aún permanecen ocultas, el…

Ver la entrada original 1.981 palabras más

FLORA, LA DIOSA DE LA ETERNA PRIMAVERA

Más que verde…

CLAUDIA BONOLLO

FLORA,

Claudia Bonollo

 Madre de las flores, ven, que has de ser festejada con juegos y regocijos”.

Así invoca el poeta Ovidio a la diosa Flora el día en que se inician los festejos. Y aprovechando la benevolencia de la diosa, el poeta le pregunta quién es ella, entre otras cosas, responde:

Gozo de unaprimavera eterna: el año está siempre sonriente,

los Árboles tienen siempre hojas, la Tierra  siempre pastizales.

Tengo en los campos que constituyen mi dote un jardín exuberante: el viento lo respeta, una fuente de agua  cristalina lo riega.

Mi marido cubrió este jardín de flores generosas y me dijo: “Tú, diosa, ostenta la soberanía de las flores”.

Yo quise muchas veces contar la serie de colores y no pude; su cantidad sobrepasaba la cuenta

¿Piensas tal vez que mi soberanía se limita únicamente a las tiernas coronas?

Mi poder divino afecta…

Ver la entrada original 907 palabras más

“GREEN DUETS”

INVESTIGACIONES MULTIMEDIA, EXPLORACIONES Y DECLINACIONES ACERCA DEL VERDE…

Habitación del corazón

Habitación del corazón, Claudia Bonollo

ITINERARIOS VERDES: ENTREVISTA – Estratto di CREATIVE INSOMNIA-GREEN NIGHT

  • CLAUDIA BONOLLO Y CARLA BONOLLO: “LE METAMORFOSI DEL VERDE”

L’articolo pubblicato fa parte del progetto “METAMORPHOSIS” presentato in anteprima a Roma nella Galleria INTERNO 14 dell’AIAC (Associazione Italiana Architettura e Critica) il 16 maggio 2014.

Le metamorfosi del veRde di Carla e Claudia Bonollo

El pase de diapositivas requiere JavaScript.

Oggi inauguriamo una nuova rubrica, conversazioni intorno al verde, un colore che sfugge facilmente a una semplice catalogazione, parto subito con la prima domanda: qual’è la prima visione che colleghi al verde, che tra l’altro in spagnolo contiene anche il verbo “ver”, vedere?

Il verde rappresenta il colore della metamorfosi per antonomasia. Se ripercorriamo tutti i vari stati della trasformazione nell’alchimia, dalla nigredo che ascende verso l’albedo e si realizza nella rubedo, troviamo uno stato intermedio: citrinitas o viriditas, il verde appunto. Sto anche pensando alla Tavola di Smeraldo di Ermete Trimegisto, il verde è il colore dell’alchimia da Marsilio Ficino a Heinrich Khunrath fino alla psicologia di Carl Gustav Jung. Nell’evocazione della Tabula Smaragdina, il verde è il colore auratico di una scienza che si saldava al neoplatonismo con una pietra come la serpentinite che abbiamo ammirato in tante architetture toscane di Brunelleschi e Alberti. Per me il verde è indissolubilmente legato alla geografia visionaria e alla visione interiore, e rappresenta l’attraversamento, il passaggio da una condizione intima all’altra, più elevata. Secondo la tradizione esoterica dell’Islam, la visione prende corpo nella terra celeste di Hurqalya, la montagna cosmica che circonda il mondo degli uomini, il luogo in cui Maometto, il sigillo di Allah, riceve dall’arcangelo Gabriele il dettato divino. Sono paesaggi sacri, evocatori di profumi e ierofanie olfattive, dove le presenze spirituali rispondono ai richiami sottili delle essenze. Metaforicamente, la Visio Smaragdina si traduce nel folgorante incontro di ogni cercatore con il proprio doppio divino. Una visione capace di parlare agli occhi come al cuore, alla mente come allo spirito. Penso anche al “sogno verde” di un alchimista padovano Bernardo Trevisano ricordato da Manlio Brusatin nel suo ultimo libro “Verde, storia di un colore”, “Il sogno verde, “veridico” e vero perché contiene verità”, è un sogno in un doppio sogno: nel sonno si sogna di assopirsi e di sognare, quasi un effetto di un’alchemica quintessenza, e si intraprende un viaggio in un Paese di Utopia che porterà a un risveglio né amaro né consolatorio. Il sogno verde ci conduce alla contemplazione in presenza di colori, pietre preziose e perle di un ordine superiore a quello naturale. Il colore meno sognato diventa il colore di un’attività sognante.

Sfogliando il dizionario della lingua italiana Zanichelli, da subito si capisce che è un colore che abbraccia universi contrastanti, al primo posto come colore vivo vitale, al secondo già si introduce il tema della sua essenza prematura, in nuce, un seme che deve crescere, “acerbo”, poi si passa all’immaturità di un colore sospeso, e infine al suo divenire indecente, osceno, e tornano in mente le bevitrici di assenzio con quegli sguardi infernali, o certe chimere mostruose. C’è un quadro che riassume tutti questi significati o è una missione impossibile?

Il verde è da un lato simbolo di speranza, fortuna, natura e libertà, dall’altro viene associato al veleno, al denaro, ai demoni e in epoca più recente ai marziani (di pelle o sangue verde, eredi dei rettili tanto temuti nell’antichità). L’ambivalenza dei suoi significati (del resto comune a tutti gli altri colori) e in parte la sua cattiva reputazione, derivano dalla sua associazione con il Diavolo in epoca tardo-medievale. Si evitava di indossarlo o di utilizzarlo negli stemmi per pura superstizione. Eppure in Egitto era stato il colore della giovinezza e della fecondità, nella Roma antica la statua della divinità della Speranza era verde e verdi erano le foglie che i primi cristiani avevano l’abitudine di posare sotto la testa dei defunti per propiziarne la Salvezza e Redenzione. Schubert lo temeva come una maledizione mentre Virginia Woolf lo adorava. Esiste un legame fra l’instabilità pigmentaria e la sua funzione simbolica? O i progressi della chimica dipendono dalle trasformazioni simboliche? Lo zolfo è verdastro, di un colore sgradevole come la bile, l’assenzio è verde, come molti dei verdi ricavati dall’arsenico e che finivano sulle carte da parati del XIX secolo, che si dice avvelenarono Napoleone in esilio. Brusatin nel suo capitolo sul Grande verde, ci ricorda che “nel Galateo di Monsignor della Casa, che non è un trattato di “buone maniere” ma insegna il modo in cui si possano condividere piacevolmente, pareri, opinioni e giudizi, i colori diventano allo stesso tempo l’abito e l’umore dell’interlocutore”. Collerici, sanguigni, flemmatici e malinconici possono essere temperati con il “sereno dominio” delle umane inclinazioni. I colori soavi del bianco e del verde ben si adattano al flemmatico ma anche al sanguigno a cui conviene accompagnare il rosso al verde. Venere/venerdì/verde diventano gli accordi cromatici della convenienza in termini di qualità, accanto alla verità dei sensi. Il verde, anticamente scelto per designare i giorni feriali, aspira sempre di più a un destino che diventa disegno. Per questa ragione, nel verde dei tavoli da gioco, “les jeux sont faits” il destino è segnato, così come nei campi sportivi, figli dei prati in cui avvenivano i duelli. Il verde diventa il colore del caso, della sorte, del rischio e della fatalità e anche il colore dei soldi. Essendo un colore così complesso e polisemantico, non so se sia possibile riassumere tutti i significati del verde in un solo quadro. Per quanto ne sappia, ci sono tante rappresentazioni come i suoi diversi significati. Forse è possibile individuare dei filoni legati ai suoi momenti di auge e declino. Sto pensando alle minuziose pitture botaniche degli amanuensi, alle varie rappresentazioni di san Giorgio e il Drago, alle creature ritorte e squamate delle vetrate ecclesiastiche, a Jan van Eyck “Ritratto dei coniugi Arnolfini”, a certe rappresentazioni misteriose e metafisiche di Giorgione e di Patinir, fino alle famose mele verdi di Cézanne. Ma l’immagine che trovo più affascinante è la pareidolia scelta da Roger Caillois, Diaspro del Madagascar in La scrittura delle pietre.

Il verde è anche collegato al tema della libertà, penso al semaforo verde, dove il verde si accende di una luce smeraldina che ti dice “vai, ora puoi andare, via libera”, e un altro viaggio può iniziare. Non è casuale che si è scelto il verde smeraldo?

I semafori, secondo Michel Pastoureau, sono il più evidente esempio di questo legame fra pratiche antiche e nuove forme della sensibilità. Fino al XVIII secolo, il verde non è stato mai pensato come il contrario del rosso. Il rosso aveva altri due contrari: il bianco (fin dalla preistoria) e il blu (dal XII-XIII secolo). È stata la teoria dei colori primari e dei colori complementari che si sviluppa fra il 1750 e il 1850, a spingere a pensare per la prima volta in Occidente, al verde come uno dei contrari del rosso, in quanto suo complementare. Essendo il rosso il colore del pericolo e del divieto, per analogia il verde si trasforma nel secolo XIX nel colore di ciò che è permesso, della via libera se non addirittura della libertà. Assistiamo quindi a una trasformazione radicale della dimensione simbolica del verde che passa da essere considerato il colore del disordine, della trasgressione, di tutto ciò che contravveniva e superava le regole naturali (epoca medievale), diventa grazie ai semafori, il colore dell’autorizzazione e anche della libertà. È anche il colore della luce verde smeraldo che l’uomo di luce della tradizione sufi vede dopo una lunga notte dell’anima.

È un colore anche politico, il verde, come scelta “alternativa”, e qui mi sembra un abbinamento curioso, un ritorno alla natura, il mondo naturale che è sempre esistito finché non lo distruggeremo del tutto, che però vuole rompere la tradizione ed essere ecologico. Che ne pensi?

Il capitello di una colonna greca, dice Vitruvio, che è il fusto di un albero, mantiene in alto un “cappello di piume” quel tanto di memoria verde di fragile bellezza – venustas– che sta accanto alla stabilità – firmitas. Verdi sono le originarie prerogative costruttive in cui la capanna rustica, origine dell’architettura classica del Mediterraneo, diventa con il tempo un ideale illuministico, dove l’uguaglianza sta al quadrato come la fraternità sta al rotondo, mentre la libertà ha ancora una forma poliedrica. È paradossale come il colore ecologico per eccellenza, il verde, che ora si associa immediatamente alla natura, alla proiezione di un altrove mitico e protetto dalle minacce cosmiche, alla capanna ancestrale e materna erede della grotta, sia uno dei colori più difficili da riciclare e anche uno dei più tossici. L’associazione con la natura è relativamente recente, nel medioevo l’acqua e non la terra era verde e il verde, più che rimandare alla sua origine naturale rappresentava piuttosto la sua natura divina, eccezionale o extraterrestre e la missione di custodire o celare un mistero profondo. Il colore degli ecologisti, Grünen, proviene dal mondo nordico e pagano. In Francia diventa invece il colore della burocrazia, ricorda Pastoureau per diventare con il tempo il colore mediano e conciliatore in bilico fra due fazioni differenti. Oggi torna di moda, in modo alterno, prima di tutto come colore politico. Dall’immaginario verde nordeuropeo, irlandese e celtico, proviene il verde della Lega; ci sono poi i Verdi tedeschi ispirati da mitologie che si rifanno alle leggende del misterioso Cavaliere Verde di arturiana memoria. È il colore scelto come garanzia del brand per rappresentare il nuovo valore massimo di bioetica ed è presente un po’ ovunque: dal settore agroalimentare ecologico e della salute al packaging, nelle insegne delle farmacie e negli ospedali, dove viene utilizzata massivamente la sua versione più asettica: per ambulatori, camici e pareti. I sondaggi lo identificano al secondo posto dopo il blu, quale colore preferito in Europa.

Il chakra del cuore è verde, regola le nostre relazioni con gli altri, l’armonia, l’equilibrio e tutte le emozioni umane. Anahata significa “suono non colpito, non danneggiato”, ecco che allora entrano in gioco anche i suoni, le parole. “Verde, que yo te quiero verde”, diceva Lorca, come dargli torto?

Secondo Wittgenstein, il verde si spegne nel nero per risorgere nuovamente dal bianco. Benché sospeso tra positivo e negativo: invidia, avarizia, gelosia, da un lato; e calma, armonia, gioventù, simpatia, naturalezza, amicizia e fiducia dall’altro, il verde è diventato un colore messianico, dice Pastoureau, prova né è che il suo indicatore si sposti sempre più verso il lato positivo. Salverà il mondo, scrive lo studioso francese. Io sono d’accordo con lui, anche se per ragioni diverse.
CV di Carla Bonollo
Laureata in Lingue e Letterature Straniere a Venezia nel 1995. Nello stesso anno si trasferisce a Londra, dove vive e lavora fino al 2002. Rientra in Italia per seguire un MA in traduzione letteraria dall’inglese a Ca’ Foscari. Ha seguito diversi corsi e seminari di traduzione all’estero e in Italia. Ha tradotto testi nel campo dell’architettura e dell’arte, jingle televisivi, brevi racconti e poesie di autori canadesi. Ha pubblicato due auto-fiction in formato digitale e ha un blog letterario, dedicato alla narrativa, alla poesia, alla reinterpretazione dei classici. Ha partecipato alle CREATIVE INSOMNIA NIGHTS organizzate dall’Atelier Meta-morphic a Madrid. Nel 2013 ha inaugurato una nuova serie, Le Interviste Possibili, spazio creativo riservato al talento in qualsiasi forma si manifesti. In lavorazione un giallo. http://branoalcollo.wordpress.com

CV di Claudia Bonollo
Colour consultant, artista, architetto e ricercatrice, realizza architetture visionarie che nascono da un colore o che cambiano di colore e spazi cellulari, biologici e sensibili che attivano negli spettatori vari stati di benessere. Lauree all’Università Internazionale dell’arte e allo IUAV a Venezia (110/lode). Seminari con Peter Cook (Londra e Berlino) e Bruno Munari (Laboratori Liberatori). Dottorato alla ETSAM di Madrid, dove ottiene il titolo di ricercatrice. Nel 2002 inizia una nuova tappa professionale che prevede collaborazioni con professionisti, studi di architettura, enti e associazioni internazionali e anche psicologi e terapeuti. Fondatrice dell’Atelier Meta-morphic, piattaforma culturale internazionale per l’arte la cultura e la ricerca, è l’ideatrice del progetto CREATIVE INSOMNIA, le prime notti multidisciplinari sul colore.

Venezia, 7 Maggio 2014 – All rights reserved

DOBLE METAMOFOSIS DEL VERDE EN ROMA:

CLAUDIA BONOLLO Y ANDREA BUCHNER: METAMORPHOSIS, PAISAJES SONOROS

traje origami que desarrolla una doble función de vestimenta y de pantalla escultórica, Andrea Buchner y Claudia Bonollo

Proyecto de investigación multimedia presentado en exclusiva en Roma en la Galeria INTERNO 14 de AIAC (Associazione Italiana Architettura e Critica) en mayo 2014.

El pase de diapositivas requiere JavaScript.

metamorphosis è un progetto di claudia bonollo e andrea buchner

ambienti visuali: Claudia Bonollo
paesaggi sonori: Andrea Buchner
Design dell’abito di scena Claudia Bonollo y Andrea Buchner

Sartoria Sara García Anderson. La Modista, Madrid
Montaggio tecnico Denis Broduriès
Consulenza teatrale Enrique Alcides

Roma, 16 maggio 2014

metamophosis, momento del concierto, Roma 2014

metamophosis, momento del concierto, Roma 2014

VISIONES EN EL VERDE

  • CLAUDIA BONOLLO Y BRANOALCOLLO: IL RAGGIO VERDE, IL MIRAGGIO (EL RAYO VERDE Y EL ESPEJISMO)

Ai cuori che non si ingannano

Ciascuno vede ciò che si porta nel cuore. Goethe

Grazie alle iniziative dell’Atelier Meta-morphic e alle notti creative sul colore, eccoci al secondo appuntamento con le nostre esplorazioni intorno al verde, un colore talmente ricco da risultare quasi scoraggiante per la molteplicità di possibili interpretazioni che lo sottendono.

Secondo la filosofia indiana, il chakra verde, anahata, significa non colpito, non toccato, richiama il suono emesso dal battito del cuore. È un importante centro energetico dove gli yogi percepiscono appunto il suono – shabda – che avviene senza l’urto di due cose tra loro. È la ruota dell’energia del cuore e della circolazione del sangue, anatomicamente corrisponde al plesso solare, e di fatto, quando questo chakra è chiuso, si dice che il cuore è duro e insensibile. Ne consegue che l’apertura di questo vortice energetico, che si trova al centro con tre chakra sopra, azzurro, indaco, viola, e tre sotto, rosso, arancione e giallo, è alla base di ogni rapporto umano soddisfacente e di ogni corretta pratica spirituale. Un colore che contiene in sé il rapporto con l’altro, l’amicizia, le relazioni, l’amore, la compagnia, le relazioni pubbliche, la compassione, i legami affettivi, la sfera emotiva, per certi versi, e in alcuni situazioni, inafferrabile come un miraggio.

Vorrei quindi soffermarmi su questo aspetto sfuggente, raro e affascinante, il rimando indiretto al raggio verde, un fenomeno ottico che è possibile vedere generalmente nelle giornate di estate, quando il sole, sparendo al tramonto, crea un sottile strato debolmente luminoso che nasce e si arresta in pochi secondi. Di solito viene avvertito a occhio nudo nelle giornate chiare, è frutto della rifrazione della luce solare da parte dell’atmosfera, più evidente al tramonto perché i raggi solari radenti attraversano uno strato d’aria più spesso. Il sistema ottico umano si basa proprio sulle diadi rosso-verde e giallo-blu, il che implica che nel punto spaziale e nel momento in cui si vede per esempio il rosso, non si può vedere il verde, e viceversa, e lo stesso vale per la coppia giallo-blu. Quello che otticamente viene chiamato “sfarfallio” si riferisce all’immagine reale osservata, viene associata dal cervello un’immagine fittizia complementare che definisce il fenomeno del raggio verde. Fin dall’antichità varie popolazioni tra cui Caldei, Babilonesi ed Egiziani hanno segnalato il raggio verde senza poterlo spiegare scientificamente. Nemmeno il fisico Newton fu in grado di descriverlo compiutamente.

La letteratura e l’arte come sempre ci vengono incontro, offrendoci ulteriori spunti di riflessione. Al cinema, il tema è stato affrontato dal regista francese Éric Rohmer, con una connotazione suggestiva, la visione del fenomeno ottico coincide con lo sbocciare di una nuova storia d’amore. Liberamente ispirato al romanzo omonimo di Jules Verne, Le Rayon Vert (1882), il film è stato premiato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1986, come ricorda Rohmer:

È meglio vivere sognando un ideale che adattarsi a una mediocre realtà, capisci, e perdere ogni speranza.

Ci troviamo a Parigi, nel mese di luglio, la trasposizione cinematografica racconta la storia di Delphine, giovane impiegata inquieta, quasi trentenne, che non sa dove andare in vacanza. Vaga da Parigi alla Normandia, si sposta in montagna, per approdare infine a Biarritz, splendida località ventosa sulla costa atlantica francese. È qui che osservando il tramonto, incontra il ragazzo per lei, fortunata di assistere al fenomeno del raggio verde, che secondo la leggenda, si dice che aiuti a vedere meglio nel proprio cuore.

Il romanzo di Verne (1828-1905), prolifico autore di storie di fantascienza, tra i più tradotti in lingua straniera, è invece ancora più ricco di riferimenti, non solo per come tratta l’argomento, ma per un’analisi dettagliata delle metamorfosi del verde nel corso dello sviluppo degli eventi.

Lo stile sicuramente risente di una certa pedanteria, tipica di chi si sta inoltrando in territori inesplorati e ha bisogno di crearsi una rete di sicurezza di precisazioni che rafforzino la basa iniziale di partenza, un attraversamento sul verde legato ai moti del cuore.

Ambientato in Scozia, la trama è semplice: trovare un pretendente adeguato a una giovane e bella ereditiera. Una sorta di fiaba avventurosa, in cui i tutori di Helena Campbell, una ricca ragazza di buona famiglia, rimasta orfana, non sono delle fate ma due zii amorevoli, Sam e Sib Melvill, che fanno in modo che la nipote riceva un’educazione impeccabile, e vogliono che sposi un uomo colto e preparato che sappia prendersi cura di lei.

Il romanzo si apre quando la ragazza ha già compiuto diciotto anni, e i due zii stanno per presentarle un possibile pretendente. Helena sembra avere le idee chiarissime, non prenderà una decisione finché non avrà visto il raggio verde, motivata da un articolo letto sul Morning Post che afferma che quel tipo di visione non solo regala uno spettacolo stupefacente, un verde meraviglioso, l’autentico verde della Speranza, ma elimina ogni possibilità di auto-inganno, perché proprio secondo una leggenda antica chi assiste a un tramonto del sole sull’orizzonte del mare e ha la fortuna di vedere un fenomeno così raro – dura solamente un quinto di secondo – non potrà mai sbagliarsi sulle vicende di cuore.

Gli zii si fanno convincere a partire subito per una località con vista sul mare. È il 2 Agosto, la stagione sembra propizia per assistere a uno spettacolo così promettente. Per la nipote scelgono Oban, un luogo a sud-ovest di Glasgow. Informano il pretendente, potenziale fidanzato, un noiosissimo professore tuttologo, un giovane vecchio, Aristobolus Ursiclos, della decisione della nipote e lo invitano a seguirli in vacanza in modo che l’incontro sembri casuale. Già da come viene presentato, Aristobolus ha poche speranze, un ventottenne dall’aspetto insignificante, occhialuto, miope, con una barba che lo rende un po’ scimmione: “se fosse stato una scimmia, sarebbe stato una bella scimmia.”

Appena si imbarcano, Helena infatti non lo degna nemmeno di uno sguardo, preferendogli il paesaggio. Aristobolus ovviamente non ha mai sentito parlare del raggio verde, e le conversazioni si fanno più impegnative del previsto, affidate a una logica scientifica che non lascia spazio ad altro, tutto deve essere dimostrato con teoremi interminabili.

Durante il viaggio, Helena, vede un’imbarcazione che sta per naufragare, avverte il capitano e fa salvare due uomini, un vecchio e un giovane artista, Olivier Sinclair, un pittore di tramonti, e già il nome Olivier, non può fare a meno di riportare in vita il colore verde oliva, un nome di origine normanna, usato molto dall’epica cavalleresca, Oliviero era un condottiero di Rolando, e in Inghilterra, nel XVII secolo si diffuse grazie a Oliver Cromwell, e poi grazie a Charles Dickens e alle avventure di Oliver Twist.

Per salvare Olivier, Helena perde però la prima vera occasione di vedere il raggio verde dalla postazione privilegiata sulla nave, distratta dai soccorsi ai naufraghi.

Una volta arrivati all’agognata Oban, le loro strade si dividono, Olivier torna a dipingere i suoi paesaggi e Helena, scortata dagli zii, e dall’immancabile Aristobolus cerca di trovare il modo per realizzare il suo desiderio. Scopre che per come è posizionata Oban è impossibile poter vedere il raggio verde, devono cambiare località, spostarsi su un’altra isola.

Durante una partita di cricket sulla spiaggia, la boccia di Helena, anch’essa di colore verde, va disgraziatamente a colpire la tela di Olivier, macchiandola rovinosamente. Helena è mortificata, deliziata però dall’incontro casuale ma fortunato. Il ventiseienne Olivier viene presentato come “un giovane ardente…fatto per piacere”, e a questo punto è chiaro che Aristobolus non può competere. La traiettoria segnata dal colpo accidentale della mazza, svela una sorta di premonizione legata al colore verde, palesando il desiderio segreto della ragazza, un incontro del destino, annunciato dalla frase rivelatrice di Olivier: “Anche lei conosce il Raggio Verde!”.

I due giovani, entusiasti di ritrovarsi, organizzano una gita insieme su un’isola limitrofa, ma la visione viene inopportunamente guastata dall’arrivo improvviso di Aristobolus. All’orizzonte nessun raggio verde, solo la vela ingombrante di un pretendente non voluto.

Il raggio verde comincia a trasformarsi lentamente in un’ossessione-fissazione che non trova pace se non nell’inseguimento di quel sogno di desiderio che si trasferisce al paesaggio e ai personaggi:

Sotto quella concentrazione spirituale i colori si trasformavano in un colore unico: il cielo azzurro era verde, le strade erano verdi, le spiagge erano verdi, l’acqua e il vino erano verdi come assenzio…[1]

In breve il verde comincia ad assorbire tutto il loro tempo, una ricerca febbrile e maniacale. Si decide insieme di ripartire per una nuova meta, l’isola di Iona, la terra dei Druidi, escursione a cui Aristobolus non viene invitato. Il punto di svolta arriva nel momento in cui, a bordo della Pioneer, la nave pioniera, Olivier chiede a Helena:

“Non temete di affrontare i pericoli?”

E lei risponde: “No, davvero, non avrei paura. Si può temere ciò che si ammira?”[2]

Aristobolus non vuole arrendersi all’evidenza dei fatti, con la scusa di osservare alcuni campioni minerali, parte anche lui alla volta di Iona. In una delle sue escursioni solitarie, cade a penzoloni, si ritrova sospeso tra le rocce, e viene salvato miracolosamente dal suo rivale Olivier, subendo l’ennesima umiliazione.

Olivier e Helena si appostano in cima a una scogliera, Aristobolus continua a fingere di perlustrare l’isola per conto proprio. Nel momento in cui stanno per assaporare un tramonto propizio del sole sul mare, Aristobolus rovina l’incanto, spara a uno stormo di uccelli e occulta per la seconda volta la visione del raggio verde.

I due giovani non si perdono d’animo, decidono di cambiare nuovamente postazione, spostandosi questa volta su un isolotto che ha tutte le caratteristiche per essere il setting ideale per vedere indisturbati il fenomeno ottico. A bordo dell’imbarcazione Clorinda – nome che significa pietra di colore verde, ma è anche un riferimento letterario indiretto al nome della protagonista della Gerusalemme Liberata del Tasso – si dirigono verso la grotta di Fingal.

Il tempo è davvero inclemente, il capitano li avverte che sta per scatenarsi una forte tempesta e che sarebbe più saggio ritornare indietro, ma Olivier e Helena sono determinati più che mai a restare, non sentono ragioni, chiedono di farsi lasciare sull’isola, e cercano un riparo per la notte dentro una grotta.

A questo punto della storia non può mancare il colpo di scena finale, Helena scompare, trascinata dalle correnti che hanno invaso anche l’interno della grotta, si teme che sia annegata. Olivier sfida le intemperie e la va a cercare, trova Helena nascosta dentro un anfratto, “la poltrona di Fingal”, infreddolita ma incolume.

Mentre i due giovani si guardano negli occhi, felici di essere di nuovo insieme, inaspettatamente gli zii Sib e Sam assistono allo spettacolo prodigioso, il verde riflette una felicità condivisa:

“Abbiamo visto di meglio!” disse a bassa voce la donna. “Abbiamo visto la felicità attribuita all’osservazione del fenomeno; siccome noi l’abbiamo trovata, mio caro Olivier, che ci basti, e lasciamo a coloro che non la conoscono e la vorranno conoscere, la ricerca del Raggio Verde!”

La visione miraggio rende visibile agli increduli, i titubanti zii, una nuova realtà, il coronamento di un sogno, l’esterno diventa specchio di una nuova consapevolezza interiore.

Non ci resta che augurarci che per Aristobolus, valga e sia favorevole una saggia preghiera sufi:

Infrangimi il cuore, così si creerà nuovo spazio per un illimitato amore.

—————————————————————————–

A Sisterly Production, le immagini dell’articolo sono di Claudia Bonollo

[1] Il Raggio Verde, cit. cap. XII, edizione ebook a cura di Temporelli.

[2] Ibidem, cap. XIII.

https://branoalcollo.wordpress.com/2014/07/14/il-raggio-verde-il-verde-miraggio/

PAISAJES VERDES

  • CLAUDIA BONOLLO Y MONAMOUR NATURAL DESIGN: EXPLORANDO JUNTOS LOS CONFINES DEL VERDE EN ESPACIOS INTERIORES:
  • “EL JARDÍN DEL ALMA CIRCULAR”, 2015
Estampa Madrid 2015

“El jardin del alma circular”, Claudia Bonollo para Monamour Natural Design – Estampa Madrid 2015 – foto: Philippe Imbault – All rights reserved

  • JARDINES DE ADONIS, 2015
Estampa Madrid 2015

“Jardines de Adonis”, Claudia Bonollo para Monamour Natural Design – Estampa Madrid 2015 – foto: Philippe Imbault – All rights reserved

“JARDINES DE ADONIS”, Claudia Bonollo, nueva serie 2015, jardínes oníricos de pequeño tamaño con plantas naturales estabilizadas sin mantenimiento y materiales reciclados (cristales de Murano, alambre, etc. etc.).

Los “jardines de Adonis” que presentamos en ESTAMPA 2015, reinterpretan un antiguo culto de la Grecia Antigua. Se trataba de jardínes íntimos y personalizados que las mujeres creaban con los materiales que tenían a disposición y que posteriormente ofrendaban a Adonis, el dios de la belleza, para atraer el amor y la prosperidad al hogar (600 a. C.). Cada ritual creaba un jardín distinto, y por lo tanto, único.

También nuestro jardines son únicos y representan nuestra personal reinterpretación de un mito que sigue siendo hermoso.

Estampa Madrid 2015

“JARDINES DE ADONIS”, Claudia Bonollo para Monamour Natural Design, cajas de luz – foto: Philippe Imbault – All rights reserved

Las cajas de luz, que tienen el mismo nombre, editadas por Monamour Natural Design y realizadas por Clorofila Digital, nos invitan a explorar estos espacios a otra escala y con otra mirada.

the-pop-up-garden-by-monamour en el Westin Palace

THE POP UP GARDEN AT THE WESTIN PALACE, proyecto. diseño y realización: Claudia Bonollo para MONAMOUR NATURAL DESIGN, ya finalista en la sección especial del prestigioso Certamen Internacional PIDA 2014, se clasifica y gana el 2º premio en la 7°Edición de “PIDA Paesaggio”.

Foto: Philippe Imbault en exclusiva para monamour natural design

Gracias a la colaboración con la arquitecto y artista Claudia Bonollo, monamour natural design desarrolla su propia línea exclusiva de investigación que incorpora elementos de la naturaleza al objeto de arte o de diseño, produciendo obras únicas y numeradas.

the-pop-up-garden-by-monamour04

The Pop-up garden at the Westin Palace, 2014

Se trata de experimentaciones artísticas que se modulan y se componen siguiendo siempre nuevas configuraciones, llevando al límite las posibilidades del material empleado.

El proyecto del espacio como el diseño de los jardines es de Claudia Bonollo

the-pop-up-garden-by-monamour02

The pop-up garden at the Westin Palace, 2014

the-pop-up-garden-by-monamour07

The pop-up garden at the Westin Palace, 2014

Las cajas de luz son de Claudia Bonollo para monamour natural design con la preciosa colaboración de Clorofila Digital.

Todas las cajas de luz con plantas y flores estabilizadas presentes en The POP-UP GARDEN en el Westin Palace, constituyen un tributo de la artista al ser humano.

En ellas, conviven el color, la naturaleza y una biología transfigurada. En definitiva se trate de células en el acto de florecen.

  • AMPLIANDO AÚN MÁS EL CONCEPTO DEL VERDE…
  • CLAUDIA BONOLLO Y WANDA ROMANO: EL TAPIZ DE EVA EN EL EDÉN, 2015
  • diseño y realización: Claudia Bonollo y Wanda Romano para Monamour Natural Design, Estampa 2015
  • Obra modulable, compuesta por n paneles de 22x 32 cm. que combina lo natural con lo reciclado y lo ecológico.
Estampa Madrid 2015

“El tapiz de Eva en el Edén”, obra moulable, Wanda Romano y Claudia Bonollo para Monamour Natural Design – Estampa Madrid 2015 – foto: Philippe Imbault – All rights reserved

METAMORPHOSIS

METAMOPHOSIS DEL VERDE EN ROMA….

CLAUDIA BONOLLO

il video illustra un estratto della performance “Metamorphosis”.

Vederlo dal vivo con l’audio adeguato  e la corretta inquadratura è un’altra cosa, però ringraziamo di tutto cuore il critico Luigi Prestinenza Puglisi e l’architetto Roberta Melasecca per queste immagini e per il bel ricordo che ci hanno regalato.

metamorphosis è un progetto di claudia bonollo e andrea buchner

ambienti visuali: Claudia Bonollo 
paesaggi sonori: Andrea Buchner 
Design dell’abito di scena Claudia Bonollo y Andrea Buchner

Sartoria Sara García Anderson. La Modista, Madrid
Montaggio tecnico Denis Broduriès
Consulenza teatrale Enrique Alcides

60 modi di rappresentare una cellula, Claudia Bonollo 60 modi di rappresentare una cellula, Claudia Bonollo

METAMORPHOSIS di CLAUDIA BONOLLO, la mostra inaugurata il 16 maggio a Roma, nello spazio dell’AIAC (Associazione Italiana di Critica e Architettura) è un compendio delle ricerche multisensoriali (IL CORPO IMMAGINARIO, SENZA BELLEZZA NON SI CURA e IL COLORE E LE EMOZIONI) condotte da Claudia Bonollo negli ultimi 15 anni.

Nella mostra erano presenti…

Ver la entrada original 87 palabras más

LE METAMORFOSI DEL VERDE

Estratto di CREATIVE INSOMNIA-GREEN NIGHT

Xvarnah, Paesaggio di Gloria XI sec.

Xvarnah, Paesaggio di Gloria XI sec.

L’articolo pubblicato fa parte del progetto “METAMORPHOSIS” che verrà presentato in anteprima a Roma nella Galleria INTERNO 14 dell’AIAC (Associazione Italiana Architettura e Critica) il prossimo 16 maggio, alle ore 18:30

La mostra di Claudia Bonollo composta da 2 installazioni multimediali e una performance audiovisuale in diretta METAMORPHOSIS, che dà il titolo alla mostra, un progetto in collaborazione con l’architetto e artista Andrea Buchner che affronta in modo multidisciplinare il tema della metamorfosi.

Le metamorfosi del veRde

di Carla e Claudia Bonollo

Oggi inauguriamo una nuova rubrica, conversazioni intorno al verde, un colore che sfugge facilmente a una semplice catalogazione, parto subito con la prima domanda: qual’è la prima visione che colleghi al verde, che tra l’altro in spagnolo contiene anche il verbo “ver”, vedere?

Il verde rappresenta il colore della metamorfosi per antonomasia. Se ripercorriamo tutti i vari stati della trasformazione nell’alchimia, dalla nigredo che ascende verso l’albedo e si realizza nella rubedo, troviamo uno stato intermedio: citrinitas o viriditas, il verde appunto. Sto anche pensando alla Tavola di Smeraldo di Ermete Trimegisto, il verde è il colore dell’alchimia da Marsilio Ficino a Heinrich Khunrath fino alla psicologia di Carl Gustav Jung. Nell’evocazione della Tabula Smaragdina, il verde è il colore auratico di una scienza che si saldava al neoplatonismo con una pietra come la serpentinite che abbiamo ammirato in tante architetture toscane di Brunelleschi e Alberti. Per me il verde è indissolubilmente legato alla geografia visionaria e alla visione interiore, e rappresenta l’attraversamento, il passaggio da una condizione intima all’altra, più elevata. Secondo la tradizione esoterica dell’Islam, la visione prende corpo nella terra celeste di Hurqalya, la montagna cosmica che circonda il mondo degli uomini, il luogo in cui Maometto, il sigillo di Allah, riceve dall’arcangelo Gabriele il dettato divino. Sono paesaggi sacri, evocatori di profumi e ierofanie olfattive, dove le presenze spirituali rispondono ai richiami sottili delle essenze. Metaforicamente, la Visio Smaragdina si traduce nel folgorante incontro di ogni cercatore con il proprio doppio divino. Una visione capace di parlare agli occhi come al cuore, alla mente come allo spirito. Penso anche al “sogno verde” di un alchimista padovano Bernardo Trevisano ricordato da Manlio Brusatin nel suo ultimo libro “Verde, storia di un colore”, “Il sogno verde, “veridico” e vero perché contiene verità”, è un sogno in un doppio sogno: nel sonno si sogna di assopirsi e di sognare, quasi un effetto di un’alchemica quintessenza, e si intraprende un viaggio in un Paese di Utopia che porterà a un risveglio né amaro né consolatorio. Il sogno verde ci conduce alla contemplazione in presenza di colori, pietre preziose e perle di un ordine superiore a quello naturale. Il colore meno sognato diventa il colore di un’attività sognante.

Miniatura da un Codice del Livre de la mutation de fortune 1420-1430

Miniatura da un Codice del Livre de la mutation de fortune 1420-1430

Sfogliando il dizionario della lingua italiana Zanichelli, da subito si capisce che è un colore che abbraccia universi contrastanti, al primo posto come colore vivo vitale, al secondo già si introduce il tema della sua essenza prematura, in nuce, un seme che deve crescere, “acerbo”, poi si passa all’immaturità di un colore sospeso, e infine al suo divenire indecente, osceno, e tornano in mente le bevitrici di assenzio con quegli sguardi infernali, o certe chimere mostruose. C’è un quadro che riassume tutti questi significati o è una missione impossibile?

Il verde è da un lato simbolo di speranza, fortuna, natura e libertà, dall’altro viene associato al veleno, al denaro, ai demoni e in epoca più recente ai marziani (di pelle o sangue verde, eredi dei rettili tanto temuti nell’antichità). L’ambivalenza dei suoi significati (del resto comune a tutti gli altri colori) e in parte la sua cattiva reputazione, derivano dalla sua associazione con il Diavolo in epoca tardo-medievale. Si evitava di indossarlo o di utilizzarlo negli stemmi per pura superstizione. Eppure in Egitto era stato il colore della giovinezza e della fecondità, nella Roma antica la statua della divinità della Speranza era verde e verdi erano le foglie che i primi cristiani avevano l’abitudine di posare sotto la testa dei defunti per propiziarne la Salvezza e Redenzione. Schubert lo temeva come una maledizione mentre Virginia Woolf lo adorava. Esiste un legame fra l’instabilità pigmentaria e la sua funzione simbolica? O i progressi della chimica dipendono dalle trasformazioni simboliche? Lo zolfo è verdastro, di un colore sgradevole come la bile, l’assenzio è verde, come molti dei verdi ricavati dall’arsenico e che finivano sulle carte da parati del XIX secolo, che si dice avvelenarono Napoleone in esilio. Brusatin nel suo capitolo sul Grande verde, ci ricorda che “nel Galateo di Monsignor della Casa, che non è un trattato di “buone maniere” ma insegna il modo in cui si possano condividere piacevolmente, pareri, opinioni e giudizi, i colori diventano allo stesso tempo l’abito e l’umore dell’interlocutore”. Collerici, sanguigni, flemmatici e malinconici possono essere temperati con il “sereno dominio” delle umane inclinazioni. I colori soavi del bianco e del verde ben si adattano al flemmatico ma anche al sanguigno a cui conviene accompagnare il rosso al verde. Venere/venerdì/verde diventano gli accordi cromatici della convenienza in termini di qualità, accanto alla verità dei sensi. Il verde, anticamente scelto per designare i giorni feriali, aspira sempre di più a un destino che diventa disegno. Per questa ragione, nel verde dei tavoli da gioco, “les jeux sont faits” il destino è segnato, così come nei campi sportivi, figli dei prati in cui avvenivano i duelli. Il verde diventa il colore del caso, della sorte, del rischio e della fatalità e anche il colore dei soldi. Essendo un colore così complesso e polisemantico, non so se sia possibile riassumere tutti i significati del verde in un solo quadro. Per quanto ne sappia, ci sono tante rappresentazioni come i suoi diversi significati. Forse è possibile individuare dei filoni legati ai suoi momenti di auge e declino. Sto pensando alle minuziose pitture botaniche degli amanuensi, alle varie rappresentazioni di san Giorgio e il Drago, alle creature ritorte e squamate delle vetrate ecclesiastiche, a Jan van Eyck “Ritratto dei coniugi Arnolfini”, a certe rappresentazioni misteriose e metafisiche di Giorgione e di Patinir, fino alle famose mele verdi di Cézanne. Ma l’immagine che trovo più affascinante è la pareidolia scelta da Roger Caillois, Diaspro del Madagascar in La scrittura delle pietre.

Roger Caillois, Diaspro del Madagascar in "La scrittura delle pietre" Torino, Marietti 1986

Roger Caillois, Diaspro del Madagascar in “La scrittura delle pietre” Torino, Marietti 1986

Il verde è anche collegato al tema della libertà, penso al semaforo verde, dove il verde si accende di una luce smeraldina che ti dice “vai, ora puoi andare, via libera”, e un altro viaggio può iniziare. Non è casuale che si è scelto il verde smeraldo?

I semafori, secondo Michel Pastoureau, sono il più evidente esempio di questo legame fra pratiche antiche e nuove forme della sensibilità. Fino al XVIII secolo, il verde non è stato mai pensato come il contrario del rosso. Il rosso aveva altri due contrari: il bianco (fin dalla preistoria) e il blu (dal XII-XIII secolo). È stata la teoria dei colori primari e dei colori complementari che si sviluppa fra il 1750 e il 1850, a spingere a pensare per la prima volta in Occidente, al verde come uno dei contrari del rosso, in quanto suo complementare. Essendo il rosso il colore del pericolo e del divieto, per analogia il verde si trasforma nel secolo XIX nel colore di ciò che è permesso, della via libera se non addirittura della libertà. Assistiamo quindi a una trasformazione radicale della dimensione simbolica del verde che passa da essere considerato il colore del disordine, della trasgressione, di tutto ciò che contravveniva e superava le regole naturali (epoca medievale), diventa grazie ai semafori, il colore dell’autorizzazione e anche della libertà. È anche il colore della luce verde smeraldo che l’uomo di luce della tradizione sufi vede dopo una lunga notte dell’anima.

È un colore anche politico, il verde, come scelta “alternativa”, e qui mi sembra un abbinamento curioso, un ritorno alla natura, il mondo naturale che è sempre esistito finché non lo distruggeremo del tutto, che però vuole rompere la tradizione ed essere ecologico. Che ne pensi?

Il capitello di una colonna greca, dice Vitruvio, che è il fusto di un albero, mantiene in alto un “cappello di piume” quel tanto di memoria verde di fragile bellezza – venustas– che sta accanto alla stabilità – firmitas. Verdi sono le originarie prerogative costruttive in cui la capanna rustica, origine dell’architettura classica del Mediterraneo, diventa con il tempo un ideale illuministico, dove l’uguaglianza sta al quadrato come la fraternità sta al rotondo, mentre la libertà ha ancora una forma poliedrica. È paradossale come il colore ecologico per eccellenza, il verde, che ora si associa immediatamente alla natura, alla proiezione di un altrove mitico e protetto dalle minacce cosmiche, alla capanna ancestrale e materna erede della grotta, sia uno dei colori più difficili da riciclare e anche uno dei più tossici. L’associazione con la natura è relativamente recente, nel medioevo l’acqua e non la terra era verde e il verde, più che rimandare alla sua origine naturale rappresentava piuttosto la sua natura divina, eccezionale o extraterrestre e la missione di custodire o celare un mistero profondo. Il colore degli ecologisti, Grünen, proviene dal mondo nordico e pagano. In Francia diventa invece il colore della burocrazia, ricorda Pastoureau per diventare con il tempo il colore mediano e conciliatore in bilico fra due fazioni differenti. Oggi torna di moda, in modo alterno, prima di tutto come colore politico. Dall’immaginario verde nordeuropeo, irlandese e celtico, proviene il verde della Lega; ci sono poi i Verdi tedeschi ispirati da mitologie che si rifanno alle leggende del misterioso Cavaliere Verde di arturiana memoria. È il colore scelto come garanzia del brand per rappresentare il nuovo valore massimo di bioetica ed è presente un po’ ovunque: dal settore agroalimentare ecologico e della salute al packaging, nelle insegne delle farmacie e negli ospedali, dove viene utilizzata massivamente la sua versione più asettica: per ambulatori, camici e pareti. I sondaggi lo identificano al secondo posto dopo il blu, quale colore preferito in Europa.

Al-Khidr, figura del Corano, Miniatura Moghul, sec. XVIII

Al-Khidr, figura del Corano, Miniatura Moghul, sec. XVIII

Il chakra del cuore è verde, regola le nostre relazioni con gli altri, l’armonia, l’equilibrio e tutte le emozioni umane. Anahata significa “suono non colpito, non danneggiato”, ecco che allora entrano in gioco anche i suoni, le parole. “Verde, que yo te quiero verde”, diceva Lorca, come dargli torto?

Secondo Wittgenstein, il verde si spegne nel nero per risorgere nuovamente dal bianco. Benché sospeso tra positivo e negativo: invidia, avarizia, gelosia, da un lato; e calma, armonia, gioventù, simpatia, naturalezza, amicizia e fiducia dall’altro, il verde è diventato un colore messianico, dice Pastoureau, prova né è che il suo indicatore si sposti sempre più verso il lato positivo. Salverà il mondo, scrive lo studioso francese. Io sono d’accordo con lui, anche se per ragioni diverse.

El pase de diapositivas requiere JavaScript.

  •  CV di Carla Bonollo

Laureata in Lingue e Letterature Straniere a Venezia nel 1995. Nello stesso anno si trasferisce a Londra, dove vive e lavora fino al 2002. Rientra in Italia per seguire un MA in traduzione letteraria dall’inglese a Ca’ Foscari. Ha seguito diversi corsi e seminari di traduzione all’estero e in Italia. Ha tradotto testi nel campo dell’architettura e dell’arte, jingle televisivi, brevi racconti e poesie di autori canadesi. Ha pubblicato due auto-fiction in formato digitale e ha un blog letterario, dedicato alla narrativa, alla poesia, alla reinterpretazione dei classici. Ha partecipato alle CREATIVE INSOMNIA NIGHTS organizzate dall’Atelier Meta-morphic a Madrid. Nel 2013 ha inaugurato una nuova serie, Le Interviste Possibili, spazio creativo riservato al talento in qualsiasi forma si manifesti. In lavorazione un giallo. http://branoalcollo.wordpress.com

  • CV di Claudia Bonollo 

Colour consultant, artista, architetto e ricercatrice, realizza architetture visionarie che nascono da un colore o che cambiano di colore e spazi cellulari, biologici e sensibili che attivano negli spettatori vari stati di benessere. Lauree all’Università Internazionale dell’arte e allo IUAV a Venezia (110/lode). Seminari con Peter Cook (Londra e Berlino) e Bruno Munari (Laboratori Liberatori). Dottorato alla ETSAM di Madrid, dove ottiene il titolo di ricercatrice. Nel 2002 inizia una nuova tappa professionale che prevede collaborazioni con professionisti, studi di architettura, enti e associazioni internazionali e anche psicologi e terapeuti. Fondatrice dell’Atelier Meta-morphic, piattaforma culturale internazionale per l’arte la cultura e la ricerca, è l’ideatrice del progetto CREATIVE INSOMNIA, le prime notti multidisciplinari sul colore.

visio_smaragdina, installazione, Claudia Bonollo

visio_smaragdina, installazione, Claudia Bonollo

Venezia, 7 Maggio 2014                                        

LAS TEORÍAS DEL COLOR de Claudia Bonollo

Próximamente el curso LAS TEORÍAS DEL COLOR en el atelier meta-morphic…

CLAUDIA BONOLLO

LAS TEORÍAS DEL COLOR  de Claudia Bonollo

libro rojo, Claudia Bonollo, 2000

 “Yo mismo me esfuerzo de escuchar los colores

así como escucho las piedras y los cielos de Venecia

como relaciones entre ondulaciones, vibraciones

desvinculados de cada atadura simbólica”

Luigi Nono

Como escribe Michel Pastoureau, en su prodigioso ensayo titulado “el pequeño libro de los colores”: “Los colores nos cuentan mucho sobre nuestras ambivalencias. Son unos formidables reveladores de nuestra mentalidad. Veremos como la religión les ha puesto bajo su control, tal como ha hecho con el amor y la vida privada. Como la ciencia ha dado su opinión, superando la filosofía: ¿onda o corpúsculo? ¿luz o materia? Como hasta la política se ha apropiado de ellos: los rojos y los azules no siempre han sido aquellos que conocemos… Todo está regido por un código no escrito en el cual los colores conservan el secreto”.

Dada la complejidad y la ambivalencia de los colores…

Ver la entrada original 822 palabras más