VIOLETA: EL COLOR DEL FEMINISMO

8 de marzo 2021

“A los hombres se les enseña disculparse por sus debilidades; a las mujeres, por sus capacidades”

Lois Wyse

¡Feliz día de las mujeres!

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Célula-flor cósmica, Claudia Bonollo

Extracto del libro Psicología y color, por Eva Heller

“El movimiento feminista comenzó con la lucha por el derecho de las mujeres al voto, por el derecho al suffrage, esto es, al sufragio; por eso se llamaron aquellas mujeres suffragettes, sufragistas. Esta lucha empezó hacía 1870 en Inglaterra, cuando estaban excluidos de este derecho los presos, los enfermos mentales recluidos en los manicomios, los asociales enviados a los correccionales y las mujeres, independientemente de su honradez, inteligencia o fortuna.

Las mujeres lucharon en toda Europa por el derecho al voto. En 1918, las sufragistas lograron su objetivo en Inglaterra. Un año más tarde, en 1919, se concedió este derecho en Alemania. En Francia tuvieron que esperar hasta 1944.

En 1908, la inglesa Emmeline Pethick-Laurence popularizó los tres colores del movimiento feminista: violeta, blanco y verde. Su explicación: “El violeta, color de los soberanos, simboliza la sangre real que corre por las venas de cada luchadora por el derecho al voto, simboliza su conciencia de la libertad y la dignidad. El blanco simboliza la honradez en la vida privada y en la vida política. Y el verde simboliza la esperanza en un nuevo comienzo.

Tenían que ser tres colores, pues desde la Revolución francesa las banderas tricolores eran el símbolo de todos los movimientos liberadores. Y sobre todo: tenían que ser colores que hubiera en el armario ropero de toda mujer y que no implicaran adquisiciones caras. Además los colores debían parecer cotidianos, pero reconocerse sin confusión posible como los colores del movimiento femenino: este efecto no se podía conseguir con un solo color.

Cada mujer tenía entonces una blusa blanca y una larga falda de algodón, blanca y guarnecida con encajes y pestañas. O una falda violeta, color muy popular en aquella época, especialmente en la ropa de invierno. Y el verde estaba siempre presente en el atuendo. En las manifestaciones, aquellas mujeres llevaban escarapelas en los tres colores – violeta, blanco y verde – y bandas del hombro a la cintura. Las sufragistas también llevaban sus colores a diario: trajes verdes con pestañas o ribetes violetas, plumas violetas o verdes prendidas en sombreros blancos y, cuando el movimiento llegó a su apogeo, zapatos y guantes con la combinación violeta-blanco-verde. Muchos hombres apoyaron a las sufragistas llevando ellos mismos sus colores en las cintas de sus sombreros y en sus corbatas. Las sufragistas se casaban con un ramo de flores moradas y blancas. Hoy suele ridiculizarse el hecho de que un movimiento feminista se identificase a través de la vestimenta, pero en aquel momento fue lo más adecuado: era la mejor manera de demostrar públicamente las muchas mujeres y los no pocos hombres que estaban en el movimiento.

Alrededor de 1970, el violeta volvió a ser popular como color del movimiento feminista. Los objetivos – hasta hoy inalcanzados -, eran: derecho de las mujeres al aborto y al mismo salario que los hombres. El signo internacional del movimiento era el símbolo femenino con un puño dentro. Las bragas lilas de 1980 marcaron el fin de lo que fue la moda feminista. La lucha por los derechos de la mujer duraron cincuenta años. A diferencia de las victorias bélicas, aquellas victoria hace tiempo que fue olvidada: El recuerdo sólo conserva una palabra: sufragista, usada de una forma despectiva.”

BREVE ITINERARIO EN EL VIOLETA – Tributo a las mujeres y a los hombres que las apoyan- Claudia Bonollo

alas moradas (work in progress), Claudia Bonollo
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instalación morada (detalle) – Claudia Bonollo para Monamour Natural Design
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jardín digital con flores violetas – dedicado a todas las mujeres – Claudia Bonollo
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sole viola – Claudia Bonollo
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Espacio sensible morado – serie Narraciones Cromáticas – Claudia Bonollo

IL COLORE

IL COLORE di Claudia Bonollo

“Io stesso mi sforzo di ascoltare i colori cosí
come ascoltole pietre o i cieli di Venezia:
come rapporti tra  ondulazioni, vibrazioni…
svincolati da ogni laccio simbolico”
Luigi Nono

 

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Metabiologia azzurra e arancione, Claudia Bonollo

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Come dice Michel Pastoureau, nel suo prodigioso saggio intitolato “il piccolo libro dei colori”: “ i colori la dicono lunga sulle nostre ambivalenze. Sono dei formidabili rivelatori della nostra mentalità. Vedremo come la religione li abbia posti sotto il suo controllo, cosí come ha fatto con l’amore e la vita privata. Come la scienza abbia detto la sua, sopravanzando la filosofia: onda o corpuscolo? luce o materia? Come anche la política se ne sia impadronita: i rossi e gli azzurri non sono stati sempre quelli che conosciamo… Tutto è retto da un codice non scritto di cui i colori detengono il segreto”.

Il colore, benché poco amato dai filosofi e gli storici, che lo hanno sempre relegato a un secondo piano preferendogli il segno e la linea e il disegno-progetto, è sempre stato uno degli strumenti conoscitivi fondamentali per l’artista, che se ne è servito per orientarsi, per proiettarsi in altre dimensioni, da quella trascendente della dimensione astratta bizantino-medievale alla biologica romantica, fino alle ipotesi multidimensionali e sorprendenti formulate dalla fisica quantistica. Dalle infinite iconografie e dai differenti modi di colorare il mondo, è possibile ripercorrere una storia parallela di metamorfosi della società e ricostruire l’evoluzione delle metafore sul destino dell’uomo.

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Il giallo digestivo, Claudia Bonollo

Il colore è un elemento fondamentale del mio lavoro e delle mie ricerche.

Non solo o non tanto il colore pigmento o materia, lo strato cromatico che imbellisce le cose, ma il colore-luce, il colore come elemento primario della visione e della metamorfosi, il colore che rende visibili le cose che ancora non lo sono, il colore soglia sospeso fra mondi diversi e apparentemente inconciliabili, il colore inclassificabile, inapprensibile, impossibile da catalogare.

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Movimenti rossi e verdi, Claudia Bonollo

Il colore come generatore di spazi e come anatomia dello spirito.

Data la complessità e l’ambivalenza dei colori, ho pensato di trattare il colore come un racconto mitico e una narrazione aperta. Tra le pieghe della complessa storia di un colore, anche i silenzi e i vuoti acquistano un senso nuovo.

Le letture di James Hillman e Henry Corbin mi hanno consentito di recuperare una filosofia del cuore, per entrambi sede della vera imaginatio o himma (capacità retorica immaginativa) che comprende l’azione di meditare, immaginare, progettare, desiderare ardentemente: detto in altre parole, di avere qualcosa nel thymos, che rappresenta simbolicamente la forza vitale, l’anima, il cuore, l’intenzione, il pensiero, il desiderio.

Lo studio di testi legati alle visioni del mondo iraniano, Ib’n Arabi, Sohravardi e soprattutto a Najmoddin Kobrâ, un mistico dell’XI secolo, hanno contribuito a un lavoro artistico ancora più attento ai fenomeni della luce e del colore.

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Il rosso possibile, Claudia Bonollo – dedicato a Carla Bonollo

Il mundus imaginalis a cui si fa riferimento è l’intermundi descritto dagli studi di Henry Corbin. Si tratta di un mondo intermedio, sospeso tra il celeste e il terreno, in cui tutte le trasfigurazioni sono possibili, le rappresentazioni diventano ierofanie, manifestazioni del sacro. L’immaginario può essere innocuo, l’immaginale non lo è mai.

L’arte gioca un ruolo fondamentale in questa trasformazione personale e non intendo l’arte egocentrica che esplora solo la visione narcisistica del dolore, che diventa pornografia della sofferenza, ma un’arte generosa e più empatica. Un’arte più sensibile e ricettiva, che sia nello stesso tempo, creatrice e creatura. Non può darsi senza la seconda persona, senza il tu, cioè senza l’immagine che gli dà da riflettere, perché è con i suoi stessi occhi e allo stesso tempo con gli occhi dell’altro, che può guardare se stessa. Sarà perché sono una donna, ma per me l’arte è una dimensione concava e ascoltante.

Nel mio attraversamento personale, che è sia teorico che pratico, il colore non è esclusivamente bidimensionale nè solo statico, non è solo una tonalità con cui dipingiamo pareti e superfici, o un piacevole ornamento o un elemento decorativo.

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Specchio azzurro, Claudia Bonollo

Condivide una delle qualità più interessanti della metamorfosi, quella di essere una mappa in fieri dalle infinite stratificazioni. Come il cielo, attraverso i movimenti dei venti e delle nuvole genera continuamente delle figure, così la luce-colore plasma lo spazio e gli conferisce una qualità particolare.

Il colore è anche suono, movimento, riverbero, frutto della contrazione/dilatazione della luce, il colore si fa suono è un’esperienza sinestesica totale. Possiede le stesse qualità che siamo abituati ad accordare all’architettura, possiamo anzi spingerci più oltre e affermare che il colore, nella sua essenza, è l’architettura stessa nella sua dimensione più fluida perché rappresenta la nostra cartografia dello spirito, il nostro vibrante paesaggio interiore.

Buona visione!

Claudia Bonollo

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Metabiologia rosa, Claudia Bonollo

 

INTERIOR CHROMATIC LANDSCAPES

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INTERIOR CHROMATIC LANDSCAPES, Claudia Bonollo, 2019

He sido seleccionada en la exposición colectiva e itinerante “PROGETTI STESI” en el marco de las múltiples iniciativas culturales de “ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE“, un evento internacional creado por el crítico de arquitectura Luigi Prestinenza Puglisi y organizado por la Asociación Italiana de Arquitectura y Crítica AIAC  que tiene lugar cada año en el espléndido enclave siciliano.

En las ediciones anteriores han participado personas de la talla de Daniel Libeskind, Massimiliano Fuksas, Mario Bellini, Benedetta Tagliabue, William Alsop, Allies and Morrison, Odile Decq, Dominique Perrault, RCR arquitectes.

El tema de la exposición de este año y que se inaugurará el día 13 de junio de 2019, es INTERIOR LANDSCAPES.

Mi personal aportación consiste en un políptico que reúne toda mi trayectoria desde mis primeros pasos con el imaginario de la ciudad en el cine (título de mi final de carrera en arquitectura en Venecia), pasando por la investigaciones sobre las células, los espacios sensibles y cromáticos hasta las instalaciones de hoy en día.

En un collage vertical confluyen los paisajes interiores, los espacios sensibles, las biologías transformadas, las arquitecturas efímeras, las instalaciones orgánicas, los paisajes multisensoriales, las sinfonías cromáticas, mis cajas de luz, los jardines temáticos y oníricos, las catedrales naturales, las botánicas de otros mundos, las visiones sinéstesicas, las alegorías, los planetas, los espacios sentimentales, inmateriales, los espacios del arte, las eternas primaveras y las células en flor.

Esta constelación de micros proyectos representa una suerte de cromoterapia y acupuntura sensorial para salir de esta especie de anestesia emocional que nos rodea.

Se reivindica aquí el arte como herramienta de transformación sensorial de una realidad agobiante que parece no tener el valor de apostar por nuevas ideas. Es necesario, hoy más que nunca, recuperar la experiencia fundamental de nuestro sentir.”

(Claudia Bonollo, 2019)

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HETEROTIPÍAS CROMÁTICAS

Cuando el color tiene su mayor riqueza, la forma tiene su plenitud.

Paul Cézanne.

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El fuego crea los colores, performance Claudia Bonollo

Michel Foucault fue uno de los primeros en destacar la obsesión que el siglo XIX y gran parte del XX demostró por la historia y por el tiempo, reivindicando que nuestra época era la época del espacio, “la época del cerca y el lejos, del lado a lado, de lo disperso”. En 1967 Foucault planteó un término actualmente inevitable en cualquier discurso sobre la ciudad contemporánea: el de Heterotopía, el espacio del mundo contemporáneo por excelencia. Frente al conjunto jerárquicamente organizado que caracterizaba al territorio medieval, “el espacio en el que vivimos (…) es un espacio heterogéneo.

Para Foucault, las verdaderas heterotipías representan un cuestionamiento, a la vez mítico y simbólico, del espacio en el cual vivimos. Míticas desde el punto de vista que preservan el no lugar de la utopía; simbólicas en tanto que nos permiten articular, aunque tan sólo sea metafóricamente, las coordenadas de ese no-lugar.

El aparente caos en el cual fragmentos adquieren verdadero sentido es la heterotipía como un “desorden en el cual destellan fragmentos de un gran número de órdenes posibles…”. (Foucault, Las Palabras y las Cosas, 1996)

Mi trabajo sobre el color, totalmente autobiográfico, se basa en una serie de apuntes para realizar experimentaciones que puedan construir un proyecto teórico desde las emociones. Se trata de esbozos creativos, sin ninguna pretensión de exhaustividad. El motor es una curiosidad sincera ya que donde hay curiosidad siempre cabe la posibilidad de un descubrimiento.

El punto de partida de cada uno de los recorridos realizados y que se irán publicando en el blog, es el cuento de una venturosa travesía en el color, una especie de Odisea cromática.

El color nunca es neutro, nunca es neutral. De fragmento en fragmento, de no-lugar a otro, aparecerán, de repente, pliegues, lagunas y algunos espacios intersticiales. Y en cada uno de estos mundos se podrán vislumbrar figuras al borde de la desaparición, fugaces constelaciones cromáticas.

A la analogía, la valiosa tarea de sugerir varios temas, de trazar el hilo invisible que atraviesa un pensamiento, que puede aparecer en formas diferentes, conectando con ideas y sueños.

Según Didier Ottinger: ” Los artistas cultivan el recuerdo de un mundo encantador, hecho de similitudes, de signos para descifrar. Estos artistas se asumen la misión moderna de la poesía, que consiste en el ponerse a escuchar el otro lenguaje, aquello sin palabras, ni siquiera discursos de la semejanza, es decir, hacer llegar la similitud hasta los sueños que la expresan.

«El color es el lugar donde nuestro cerebro y el universo se encuentran

Maurice Merleau-Ponty

Claudia Bonollo, Heterotipías Cromáticas, febrero de 2014

LIBRO_INSTALLAZIONE, LONDRA

INSTALACIÓN_LIBRO, CLAUDIA BONOLLO

 

 

 

 

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